Cima Panarotta (TN): dalla vetta al Lago di Levico
Situata sul versante meridionale della Catena del Lagorai, cima Panarotta è stata una gradevole scoperta dal punto di vista sentieristico.
Anche se restiamo fuori dai circuiti più trafficati, questa montagna ci ha permesso di portare a casa un itinerario All Mountain degno di essere ricordato, sia dal punto di vista storico naturalistico che enduristico. Le vistose antenne e la croce metallica coronano una vetta che supera (di un metro o poco più) quota duemila. Il panorama è raccontato da una serie di tubi che puntano su ogni famosa cima trentina: dalla Paganella al Similaun passando per le Dolomiti di Brenta. La vista sui laghi di Levico e Caldaro è il balsamo di bellezza che ripaga il tributo di fatica.
Il passato legato alla Grande Guerra riaffiora sottoforma di resti di trincee e bunker per fortuna rimasti inutilizzati.
Partenza da Pergine Valsugana, più precisamente sotto le mura del Castello di Pergine, una vedetta di mura e torrioni che sin dall' epoca medievale sorveglia la Valsugana.
Dal parcheggio si cinge la sommità della fortificazione fino a sbucare a Zivignago attreverso il "Parco Tre Castagni".
I primi 5 km se ne vanno agevolati dal fresco della boscaglia e dalla comodità del fondo asfaltato. In località Pizcheri si supera la Cappella del Doss iniziando il tratto sterrato che presenta pendenze agevoli fino a Malga Montagna Granda. Da qui l'ascesa cambia volto ricalcando una vecchia pista di slittino con numerosi tornanti. Si arriva fino al termine della funivia per poi dare un ultimo colpo di reni decisivo per conquistare la sommità "antennata".
La discesa inizia da qui, sul sentiero 308 che dopo un breve tratto rettilineo e qualche strappo in salita devia nettamente sulla sinistra rivelandosi un trail inebriante che esalta la guida. Degno di lode l'immenso lavoro fatto per ripristinare la viabilità sentieristica dopo il disastro Vaia.
Prima interruzione a Vetriolo Terme e da qui si passa sul 305 poco più avanti sulla strada: anche qui le emozioni non mancano tra rocce, radici ed un pizzico di gravity.
A seguire un tratto di ricongiungimento su forestale poi giù per il 303 Sentiero di Campo: flow veloce senza particolari difficoltà. Finale sempre sullo stesso sentiero che prosegue dietro il guard rail della SP11. Fondo più scassato con parecchi sassi smossi da affrontare con attenzione.
La conclusione ha il sapore del giro turistico: meritato e gradevole lungo la ciclabile del lago, meno apprezzabile l'ultima piccola scalata per tornare al parcheggio.
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