lunedì 3 maggio 2021

Vergato (BO) Pura avventura sull'appennino bolognese

Itinerario decisamente sopra le righe per senso dell'avventura. I luoghi remoti dell' Appennino Bolognese sono scrigni che contengono una bellezza nascosta, sorprendente e che richiede una certa dose di audacia per chi decide di esplorarli.




Questa traccia ha il pregio di unire due discese classiche del panorama enduristico bolognese (Torcole e Black Scorpion) con un tratto finale più esclusivo (Monte Radicchio-CAI 134). 
Un motivo di questa esclusività, ed è bene sottolinearlo anche come avvertenza, è una certa esposizione in alcuni punti che sicuramente non sarà apprezzata da chi soffre di vertigini. Da segnalare anche alcuni passaggi su roccia in contropendenza da fare con un certo polso.

Partenza da Tabina, frazione della poco distante Vergato. Storicamente ci troviamo in piena Linea Gotica: Marzabotto ed il suo drammatico carico di ricordi è adagiata in un lembo poco più a nord. 
L'ambientazione è quella rupestre e selvaggia tipica della Valle del Reno, corrugata da anfratti rocciosi e impressionanti profili a strapiombo. 
Dal parcheggio si può arrivare alla sommità nei due modi indicati nella traccia: uno panoramico e sterrato, l'altro su asfalto. Seguendo questo ordine si affronta una salita che si fa piuttosto intensa sin dalle prime battute: qualche muraglione al 20% seguito da tratti più riposanti. L'asfalto ritorna dopo circa 7 km quando dall'alto si scorge la sottostante chiesa di Rodiano di colore rosso pastello.



Arrivati a Madonna di Rodiano si svolta a destra ritrovando lo sterrato lungo la strada che taglia il crinale. Dopo quasi 2km di saliscendi (dove è meglio avere già indossate le protezioni) dal km 10 parte sulla destra il famigerato trail Torcole. L'invito è decisamente gravity su una placca rocciosa scassata dall'erosione dell'acqua. I passaggi su gradoni si possono fare sia in salto che copiandoli: in ogni caso serve massima destrezza per controllare una bici che diventa un cavallo imbizzarrito. Dalla scabra collina si passa alla fitta vegetazione di un forra: il sentiero scorre a fianco di un ruscello ridotto a melmoso acquitrino e alcuni passaggi ricordano le foreste pluviali di altri continenti. 







Al km 12 ci aspetta una dura ma breve risalita di ricongiungimento (mezzo km) verso il Black Scorpion: altra classicissima dell' enduro felsineo. 
Discesa fulminea lungo un crinale roccioso con vista mozzafiato sulla valle del Reno. Attenzione al passaggio finale decisamente verticale e mietitore di clamorosi scivoloni.




Ora ci attende l'inesorabile salita su asfalto che volteggiando ci riporta a Rodiano e di nuovo sul crinale. Ritornati al punto dove avevamo imboccato le Torcole si prosegue ancora per un bel tratto sul sentiero rialzato a sinistra cingendo il fianco settentrionale di Monte Radicchio. Si tratta di un estenuante saliscendi con qualche strappo con sovrapproduzione di acido lattico, ma le fatiche saranno ripagate quando intorno al km 23 prenderà forma una discesa decisamente selvaggia con passaggi mozzafiato sui crepacci. 






Gli ultimi 3 km richiedono una certa capacità di improvvisazione e destrezza alla guida: c'è veramente l'elenco completo di tutto quello che un biker affronta mediamente in una vita riassunto in poche centinaia di metri di dislivello.
Ultimo km e mezzo meritatamente rilassante su forestale e asfalto per tornare dove tutto è iniziato. 

Scarica la traccia cliccando il nome dell'itinerario sulla mappa di Alltrails (sotto)

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martedì 27 aprile 2021

Casalgrande (RE) - Alla scoperta del mitico Pistino Etilico

Situato su una delle prime colline che si stagliano dalla brulicante pianura emiliana, il trail center Pistino Etilico si potrebbe considerare come un piccolo tempio della MTB che negli anni ha svezzato all'enduro decine di biker della bassa padana.
Stupisce come da un modesto anfratto collinare possa essere venuta fuori un'area sentieristica di tutto rispetto. Merito dell'operosità dei trail builder locali che hanno iniziato questi lavori quando questa specialità era ancora ai suoi albori. 
Pistino Etilico è anche un esempio di convivialità tra appassionati di attività all'aperto: in questa area di riserva naturale ogni sentiero ha la sua vocazione che è quella intonata da chi li cura: si tratti di moto, bici o andare a piedi. 






Siamo in località Casalgrande Alto, un lembo di terra agraria in mezzo alla distesa di fabbriche fumanti del colossale distretto ceramico a cavallo tra le province di Reggio e Modena. 
In località Osteria Vecchia si può usufruire di un paio di ampi parcheggi gratuiti. 
Dopo un breve tratto di ricongiungimento stradale si devia sulla destra all'altezza della Chiesa di San Bartolomeo, di cui si può apprezzare l'elegante facciata con porticato stile barocco. Non è l'unico edificio di interesse artistico che si incontra lungo il percorso. Poco più avanti, superate le scuole, è d'uopo ammirare le vestigia del Castello di Casalgrande. Del suo profilo che guarda imperioso verso la piana solcata dal fiume Secchia è rimasto solo qualche squarcio ma l'imponenza delle sue linee architettoniche emana ancora l'eco di glorie perdute.


Torniamo sulla strada principale e riprendiamo quella che è ufficialmente considerata la "cronoscalata del Parco della Riserva". La salita per quanto mitigata dall'asfalto è impietosa. L'ultimo tratto su un misto di terra e roccia è il più arcigno in assoluto ma per fortuna dura pochi metri. La quota massima del percorso, di poco sotto il tetto dei 400m, è stata raggiunta. 

Poker di discese:
VERTICAL - MARTINELLA - PISTINO (G LINE) - MONEL LINE


Meglio non pensare al fatto che questa conquista sarà da ripetere altre due volte, e lanciarsi nella prima fulminante discesa: la Vertical. Senza dubbio la più spettacolare ed emozionante oltre che essere verticale anche nei gradi d'inclinazione.




Sin dalle prime battute si avverte una elettrizzante alternanza di passaggi tra il gravity ed il flow tecnico intervallato da una profusione di rampe da saltare. Indimenticabile il passaggio con single track su calanco. 


Si risale per andare stavolta sul versante opposto. Dopo aver percorso il crinale panoramico si imbocca un sentiero che inizia a ridosso della strada asfaltata appena attraversata. Inizia la "Martinella/Orti", l'unica rivolta verso il nord pianeggiante. E' la più naturale di questo quartetto discesistico: passaggi avventurosi nel fitto bosco, saliscendi improvvisi e curve flow da manuale sono le sue caratteristiche. Unico neo i solchi scavati dall'acqua che scorre a piccoli fiotti ma quasi perennemente.
Si esce in un campo coltivato e attraversato un burrone congiunto da un improvvisato ponte di legno si risale la collina. Non è una risalita dolce ma un brusco taglio tra sentieri ghiaiosi e rovinati dall'acqua, con anche un tratto di bici a spinta (200 m in tutto). 



Ritornati al punto di partenza delle discese inforchiamo stavolta la direzione "Pistino" che diventa in breve "G-Line". Sentiero di fatto ubriacante per i continui cambi di traiettoria e rilanci.
Ultima risalita per affrontare la Monel-Line, anche questa molto inebriante ma con tratti più scassati del solito e qualche soluzione gravity che risulta molto divertente. 




Per le gambe e per la mente possono bastare a completare una giornata di enduro che non ha nulla da invidiare agli omologhi di quote più alte.


giovedì 15 aprile 2021

Passo del Giogo (FI) in mtb nel cuore della Linea Gotica in toscana

Itinerario breve ma decisamente intenso, ricco di suggestioni storiche ma non solo: la discesa è di quelle che non si scordano. 

Passo del Giogo MTB


Passo del Giogo è uno spartiacque tra Toscana ed Emilia: con lo sguardo puntato verso le distese caliginose della Pianura Padana è facile individuare i contorni metropolitani del capoluogo emiliano. Ed è proprio verso "la città delle due torri" che il Generale statunitense Mark W. Clark puntava il suo cannocchiale nel settembre del '44. Con lo sfondamento di questo valico che sale  dalle aspre colline del Mugello gli Alleati sognavano di liberare Bologna nel Natale di quell'anno. Speranza che malgrado i sanguinosi scontri e l'esito vittorioso non si concretizzerà a causa del ripiegamento tedesco su un altro punto cardine della difesa teutonica: la linea che scorre tra Monte Belvedere e Monte delle Riva a cavallo tra appennino modenese e bolognese. 

Partendo dal parcheggio a ridosso dell' Osteria Omomorto si inizia a salire sull' asfalto della SP 503 in direzione Passo del Giogo. Poco sotto, in direzione opposta, si trova il museo della Linea Gotica



Dopo 2,5 km si incrocia un monumento commemorativo eretto su un macigno: è il punto che si trova a metà tra le cime di Monticelli e Monte Altuzzo, ovvero i due punti più infuocati dello scacchiere. 

Ad inizio settembre questi ondulati rilievi vennero travolti dalle esplosioni delle bombe sganciate dai bombardieri B52, seguiti da un intenso fuoco di sbarramento dell'artiglieria ed infine l'ingaggio diretto della fanteria contro le postazioni trincerate dei germanici. Lo scontro durò quasi una settimana con i morti che si contavano a centinaia da entrambi gli schieramenti. Gli alleati ebbero la meglio grazie alla preponderante potenza di fuoco ma i tedeschi ripiegarono tatticamente sul settore appenninico emiliano e lo scontro decisivo fu rimandato anche per le difficoltà imposte dal sopraggiungente inverno.



Noi continuiamo a caracollare sul nastro d'asfalto per ancora 1km poi imbocchiamo la deviazione sulla carrareccia a sinistra per iniziare l'immersione nella storia. Come raccontano i pannelli didattici la Linea Gotica è un groviglio di trincee, camminamenti, postazioni camuffate. Le sue tracce affiorano sparpagliate e poco appariscenti: lo si deve al fatto che i suoi occupanti sfruttarono al meglio la morfologia del terreno, impiantando qualche rinforzo di ferro o cemento solo se strettamente necessario. Le loro formidabili mitragliatrici automatiche unite all'esperienza dei veterani costrinsero le forze alleate ad affrontare il più virulento scontro da quando misero piede sulla penisola.



Al km 4, dopo una breve ma durissima salita, si sbuca finalmente sulla piana di Passo del Giogo con il bar locanda brulicante di centauri. L'esplorazione storica continua visitando alcuni appostamenti ricostruiti dalle associazioni di volontari e appassionati di rievocazioni storiche. 



In poche centinaia di metri di sterrato si arriva al sentiero che sulla destra affianca il letto di un ruscello. Il percorso fa parte del circuito sorgenti di Firenze, un vecchio segnavia degli anni '90 lo sconsiglia alle mtb, ma erano altri tempi. In ogni caso massima attenzione e cortesia verso gli altri avventori. 

Il trail è un sublime scorrere tra passaggi rocciosi e curve strette da affrontare con tecnica affinata. La più divertente è la parte iniziale tra piccoli canyon che formano sponde naturali.



Presenza di un breve tratto esposto con un passaggio da fare a piedi per non rischiare (ma sono davvero tre passi contati). Finale si single track allargato e scrosciante torrente. 





 

Dopo quasi 4 km di fiammante discesa si torna a poggiare le ruote sull'asfalto di Via Grezzano. Al quadrivio tenere dritto in corrispondenza di un impianto di potabilizzazione. Non resta che assumere la conformazione per le grandi scalate fino a tornare al punto di partenza.

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giovedì 1 aprile 2021

Troppe bici sui sentieri ?

In questi giorni molti lo asseriscono in maniera perentoria, ma per una seria riflessione un punto interrogativo dovrebbe essere diplomaticamente concesso.

Il dubbio non è tanto sull'aspetto quantitativo: ormai è evidente che la "massa critica" di appassionati mtb è cresciuta esponenzialmente. Sarebbe infatti più opportuno chiedersi se ha senso usare quel "troppo" come a voler additare un fenomeno stucchevole che vede sempre più ruote a solcare terreni.


E' vero la lievitazione del numero dei biker potrebbe essere inversamente proporzionale alla qualità dell'approccio sui percorsi.

La preoccupazione sollevata soprattutto dai pedalatori di lungo corso ha un fondamento di legittimità. Sappiamo tutti che la pratica escursionistica non è un passatempo qualsiasi. C'è sempre un elemento di confronto con le grandezze della natura, con i propri limiti e con gli altri avventori. 


Fin qui nulla di nuovo, ma qualcosa negli ultimi anni è cambiato ed il pensiero va subito alla proliferante presenza delle E-Bike. 

Lo si ripete come un mantra ogni volta che giornali riportano di un elicottero che si è alzato in cielo per soccorrere un biker: "Eh ma da quando ci sono le elettriche...". Poi magari si scopre che su quella bici non è mai passato un Watt ma intanto si è trovato il capro espiatorio.



E' vero che la pedalata assistita permette a tutti di macinare chilometri ma dobbiamo anche considerare che l'avvicinamento delle persone alle attività a contatto con la natura è di per sé un bene.

Pertanto la risposta al fenomeno espansionistico delle due ruote non può che essere inclusiva ed "educativa". I fattori da mettere in campo sono l'esperienza dei veterani delle ruote grasse e la conoscenza del territorio

Oggi grazie ai social è molto facile entrare in contatto con le comunità locali di biker ed affrontare con la giusta consapevolezza un itinerario. Per questo motivo i gruppi storici locali sarebbero una realtà che anche le istituzioni dovrebbero imparare a valorizzare come soggetto interagente tra i diversi fruitori di sentieri.

Si parla inoltre spesso di divieti come unica soluzione: in realtà molto spesso proibire la frequentazione di un sentiero è indice di incapacità nella gestione o di una scarsa capacità di vedute. Se vogliamo arricchire di cartelli i nostri sentieri ce ne sono sicuramente di più belli e colorati come quelli che indicano il livello di difficoltà dei trail o il livello di esclusività/condivisione rispetto ad altri escursionisti.

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Insomma non limitiamoci a storcere davanti all'arrivo di nuove ondate di biker, cerchiamo piuttosto un adattamento utile ed edificante per allargare una platea che chiede di beneficiare della vita plein air.

mercoledì 24 marzo 2021

I magnifici 7 itinerari MTB intorno a Fanano

7 itinerari di altissimo livello che hanno come epicentro un unico piccolo comune arroccato sulle pendici del monte Cimone. 

Siamo a Fanano, la mecca dell'Appennino Modenese in MTB. Un territorio attraversato da tante storie ed arricchito da uno straordinario patrimonio naturale fatto di laghi, cascate, crinali d'alta quota ricoperti da mirtilli.

Questa raccolta è nata con l'intento di fornire in modo pratico tutte le informazioni utili per pianificare il percorso (illustrazioni grafiche e tracce digitali facili da scaricare), ma vuole anche essere un'interpretazione di quell'atmosfera magica che si respira in questo meraviglioso angolo di appennino.

Sono elencati i punti di interesse logistico (ristoro, ricarica ebike, campeggi, fontane) e la descrizione in road map con i vari punti di interesse.







Particolare attenzione è stata dedicata ad approfondire le curiosità legate al territorio. D'altronde la materia prima non manca: ci troviamo in un luogo attraversato dai pellegrini in viaggio sulla Romea Nonantolana, in epoca più recente si parla dei lasciti della Linea Gotica con i terribili combattimenti avvenuti nella seconda guerra mondiale. Ma c'è anche una storia più locale dove anche un albero di castagno o un borgo abbandonato incorporano un passato fatto di faticose lotte per sopravvivere.

E' un libro dedicato ai biker esperti, dotati di buon allenamento e buone capacità di guida sui sentieri tecnici.   


La scelta degli itinerari è avvenuta su vari criteri. 

Si tratta di percorsi ben rodati e soggetti a frequente manutenzione e comprendono passaggi lungo i principali e più rappresentativi punti di interesse escursionistico. 

L'impegno fisico è generalmente medio alto per una muscolare, normale per una ebike. La difficoltà tecnica e la conseguente adrenalina in discesa sono sempre garantite!

6 su 7 sono adatti alle ebike, l'unico non adatto è quello che prevede la scalata del Monte Cimone con 30 min. di bici in spalla.





Per ora si può acquistare solo su Amazon ed è disponibile in formato ebook e cartaceo (a colori).
Link diretto all'acquisto con possibilità di visionare un estratto in anteprima:

giovedì 11 marzo 2021

Intervista a "Giulien" autore del libro "MTB da Brescia ai laghi di Garda e Idro"

Quando il mercato editoriale si arricchisce di una nuova pubblicazione dedicata al mondo della mountain bike non possiamo che accoglierla con giubilo. 

Specialmente se la copertina appare vergata dal nome di un autore che si è fatto sul campo distribuendo, da ormai diversi anni, tracce e consigli.
Parliamo del genius loci della mtb bresciana: Romano Artioli meglio conosciuto come "Giulien".

La zona in questione è tra le più straordinarie della penisola per commistione di natura, varietà di sentieri e storia: l'anfratto bresciano che scorre dal Lago di Idro alla sponda bresciana del Garda senza trascurare le prime colline che cingono il capoluogo lombardo.


E' un'opera dai numeri omerici: 2.400 km, 88.000 metri di dislivello, suddivisi in 83 itinerari. Con un simile dispiegamento di forze la soddisfazione delle aspettative è garantita su tutti i livelli, ma sentiamo direttamente dall'autore che è anche collega di bici e di libri oltre che un amico col quale abbiamo condiviso qualche chilometro insieme.


Giulien, immaginiamo la tua soddisfazione nel dare alla luce un lavoro mastodontico a cui hai dedicato ben due anni di sforzi fisici e intellettuali. Cosa pensi di poter trasmettere al lettore che seguirà le tue orme?


Mi ritengo un biker “qualunque” che fin da subito ha deciso di dedicare ogni momento possibile per questa passione che mi lega alla nostra terra. Penso e sono certo di trasmettere quanto siano belle le zone in cui abitiamo e per le quali ho scritto e pubblicato questa prima parte di resoconto on bike della provincia di Brescia. I profumi, i colori, le sensazioni ed emozioni vissute sono rinchiuse nelle foto che ho deciso di inserire e come potrete vedere sono talmente reali che vi emozionerete solo ammirandole.




Cosa dovrebbe spingere un appassionato di ruote grasse a solcare il territorio da te illustrato


Beh semplicemente il fatto che un appassionato di ruote grasse avrà una molteplicità di opportunità reali con location spettacolari dove pedalare. Sono ambienti talmente vari adatti per ogni ogni stagione dell'anno e per ogni tour ci sarà la possibilità ammirare le bellezze della nostra terra. Ed i trails che affronterete sono di primo livello.


E' una raccolta per tutti i gusti dal gravel all'enduro o hai seguito criteri selettivi?


Ho seguito una regola molto semplice: portare tutti quanti, secondo diversi step di difficoltà nei posti più belli della nostra provincia che nella prima parte prevede: Brescia, la Bassa Bresciana, la Franciacorta, la Valvestino ed i laghi di Garda e Idro. In sostanza le mete possono essere quasi tutte affrontate con un tour semplice, medio o difficile. Le discipline di conseguenza si alternano dal gravel all'enduro con qualche parentesi All Mountain dove previsto.


Qual è stato l'itinerario per te più suggestivo?


Questa è una domanda troppo difficile per me. Nel senso che soggettivamente parlando sono tutti quanti suggestivi. Mi permetto però di specificare che la dove si parla di Lago di Garda e Lago d'Idro ovviamente il valore aggiunto dei colori lacustri portano il coefficiente di bellezza a massimi livelli. Tuttavia ho provato emozioni forti anche in Franciacorta passando a primavera tra i vigneti cosparsi di colori indimenticabili. Ma anche nella Bassa verso le colline moreniche e nella nostra amata città di Brescia.





Domanda provocatoria, ma neanche tanto, è più un libro da muscolari o ebike? E come vedi il proliferare di quest'ultimo fenomeno visto anche il tuo personale coinvolgimento?


Da sempre pedalo solo muscolare ma negli ultimi tempi mi sono ritrovato a fare da Ambassador ad un noto rivenditore di E-Bike di Brescia. Ho potuto quindi testare e provare le bici assistite e mi sono prodigato per rendere fruibili tutti i percorsi a tutti tipi di mtb. Ci sono solo una paio di itinerari dove è previsto un tempo di “portage” che rende difficile il tour con una E-Bike. Il fenomeno oramai non è più fenomeno ma realtà e quindi dovremo in futuro fare i conti con un aumento di bici assistite sui nostri trails. Quello che sto facendo oramai da tempo è cercare di “insegnare” alle persone che iniziano con questo sport ad avere rispetto per la nostra terra e soprattutto non eccedere mai oltre il dovuto, salvaguardando il territorio nel rispetto di tutte i fruitori dei sentieri. Questa sarà la nostra mission per i prossimi anni: fare in modo che ogni utente sia a piedi, in mtb, in gravel, in e-bike o a cavallo possa vivere emozioni indimenticabili nel pieno rispetto altrui.


Grazie Giulien e questo è il link diretto col quale effettuare l'acquisto:

lunedì 8 febbraio 2021

Luminasio (BO): BHT e Tasso tra sentieri gravity e vertical

La conferma che l'Appennino Bolognese è fonte inesauribile di trail golosi per ruote artigliate. Torniamo a Luminasio, poco sopra Sasso Marconi e poco prima di Marzabotto (venendo dal capoluogo felsineo) dove avevamo solcato le più blasonate discese della sponda orografica sinistra del Reno: Medelana (BO)/Enduro nella valle del Reno




La partenza è la stessa ma l'itinerario è radicalmente diverso: sia per ambientazione che per tipologia del fondo; si tratta inoltre di un giro ad anello che riduce la monotonia della salita.
Le discese sono in tutto tre, anche se la prima è da considerarsi un tratto di ricongiungimento stile enduro, mentre i veri trail sono la BHT ed il Tasso.




Partenza dalla Chiesa color rosso pompeiano di Luminasio (XVIII sec.), sulla sinistra si dipana l'asfaltata che conduce a Ca' Zanetti che si raggiunge in 2,5 km. La strada continua girando a fianco dell'abitazione: l'asfalto lascia il posto ad uno sterrato alquanto scassato e piuttosto tecnico ma è solo un  tratto di collegamento per varcare l'altro lato della valle delimitato dal torrente che attraversiamo su un ponte di legno.

Chiesa di Luminasio





Risalita molto uggiosa, con probabili passaggi a spinta (dipende dall'allenamento e dalle condizioni del fondo) per chi non ha l'ausilio dei Watt.  Dopo 4 km (km 6,5) si arriva ad un tratto in falsopiano: è il segnale che la discesa è prossima.

Un cartello in legno tinteggiato con vernice vermiglia ufficializza l'inizio della discesa BHT





Prima tranche al cardiopalma con tratti gravity dove è indispensabile ottima padronanza del mezzo e sangue freddo: l'indecisione potrebbe costare cara su queste inclinazioni. La seconda metà registra pendenze meno accentuate ma il fondo è particolarmente scontroso con grossi massi che svettano nel bel mezzo della traiettoria.
L'uscita dal bosco e l'ingresso in una bucolica distesa coltivata segna l'inizio della lunga risalita verso il crinale della Medelana (siamo al km 8).

Dopo 5 km si arriva al cospetto dei ripetitori, da qui si può iniziare a parlare di discesa deviando sulla mulattiera scassata che scende in direzione CasamentoIgnorando la deviazione per quest'ultimo si prosegue dritto fino ad arrivare ad un vistoso cancello verde scuro da cui si accede superando un tornello posto sulla sinistra. Segue un tratto di salita sulla sterrata e poi deviazione a destra sul sentiero che appare ingannevolmente largo. 



Di lì a poco infatti si trasformerà in un favoloso single trail che si aggrappa alle pareti verticali tra crepacci e forre: uno scenario infernale che potrebbe far soffrire i vertiginosi. Il fondo è prevalentemente flow ed esaltante per la guida. Nel finale la musica cambia diametralmente e si conclude con un virtuosismo tra rocce.





Arrivati al ponte (km 19-in prossimità di un vecchio caseggiato) non resta che affrontare l'ultima inclemente rampa sterrata che riporta sulla strada comunale per Luminasio.     
 
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