Epico del Tabaretta - Ortles (BZ): l'emozione di scendere da (quasi) tremila metri
Uno straordinario giro Dolomitico nel regno dell'Ortles: panorami indescrivibili ed una discesa lunga, divertente e variegata.
Ma non è questa la sola premessa: non si tratta di un giro alla portata di tutti, ma di una vera e propria escursione cicloalpinistica con lunghi tratti a spinta e persino un tratto con corda metallica. Pertanto consigliamo questo itinerario solo a biker navigati.
Dicevamo l'Ortles: il gigante delle Alpi Retiche Meridionali le cui cime sfiorano il tetto dei quattromila metri slm. Ci dobbiamo però accontentare (si fa per dire) di iniziare a scendere una volta sfiorati i tremila. Il percorso è un'incredibile scalata che dalla valle di Solda arriva a varcare quella di Trafoi con in bella vista tutti i crinali che separano l'Italia dal territorio elvetico.
Il portage, i tratti di bici a spinta e quelli attrezzati nonché la fatica in generale sono il prezzo da pagare per questo sbalorditivo spettacolo. Da mettere in conto anche una probabile affluenza di escursionisti a piedi da gestire.
Partiamo dall'inizio ovvero da località Gamagoi sulla strada che si avviluppa sui proverbiali tornanti della SP38 che portano al passo dello Stelvio. Noi però deviamo subito a sinistra in direzione di Solda (SS 622), difficile sbagliarsi con la gigantesca scritta sui muri che indica la direzione. L'edificio militare che si aggira al bivio delle due strade è Forte Gomagoi, eridità delle fortificazioni austriache costruite dopo l'annessione della Lombardia all'Italia nel 1860.
Dobbiamo abbandonare il comodo asfalto a qualche chilometro da Solda deviando sulla Forestale Langenstein: si annuncia subito durissima in fatto di pendenze ma non è che il preludio al Purgatorio che si imbocca poco dopo per salire in direzione del Rifugio Tablaretta.
L'edificio che si erge non molto distante dal ghiacciaio (visibile sin dalla strada) è il Rifugio Payer situato poco sopra i 3.000 m slm. Si può raggiungere con un ultimo tratto di portage ed allungare il calvario, da fare solo se non c'è troppa gente a scendere. Noi decidiamo di scendere al bivio del "19": il sentiero che scorre come una scia su una marea di roccia e arriva diretto a Trafoi.
Possiamo dividere questa discesa in due ben distinte fasi. La parte alta è un'ambiente lunare dove l'impresa più difficile è cavalcare in sella questa distesa di sassi smossi. Il livello tecnico è intorno a S2 S3 ma fattori come una certa esposizione e l'instabilità del fondo richiedono maggiori attenzioni.
Il bivio con il 19a segna lo spartiacque con la seconda fase della discesa che si contraddistingue per l'ingresso nella fascia arborea. Il cambiamento è diametrale: dalla scabra e desertica distesa rocciosa si passa alla lussureggiante vitalità di un maestoso bosco di larici dove le nostre gomme possono mordere terreno puro (spesso dolcemente ammantato di aghi) e radici.
L'andatura è quella di un flow molto guidato con tornanti secchi, uno spizzico di gravity e guida molto fisica (livello S2 S3). Discesa lunghissima e faticosa che sfocia nel Rio Trafoi nell'omonima località. Non resta che percorrere gli ultimi km che separano da Gamagoi che purtroppo sono un inevitabile tributo all'asfalto.
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