martedì 25 luglio 2017

Monte Paularo: Enduro di qualità in Alto Friuli

Un itinerario MTB in grado di appagare tanto gli occhi quanto la sete di sentieri avventurosi. I confini visivi di questo percorso sono dal lato meridionale la valle del Tagliamento e da quello settentrionale le Alpi Carniche le cui imperiose cime separano il nostro paese dall' Austria.







Banner gennaio 2017 Image Banner 300 x 250

Non si tratta di una destinazione particolarmente nota al grande pubblico della MTB, forse anche per un relativo isolamento geografico della zona. 
Ma i motivi di interesse per spingersi fin qui non mancano: oltre ai panorami e all'adrenalina vi sono altre due sorprese che saranno svelate nel racconto. 
Se non visualizzate correttamente la mappa, e per scaricare la traccia andate sul link http://www.tripkly.com/community/trails/1091/paularo/




IT - 300x450

La salita da Paularo alle trincee passando per Castel Valdajer e il Lago Dimon

Lago Dimon



La salita è molto lunga: una vera e propria traversata con scenari ed ambientazioni in continua trasformazione. Si può dividere in due tronconi: il segmento in asfalto e l'interminabile mulattiera. 

Dal paese di Paularo si imbocca la SP 23 che percorre la valle scavata dal Rio Rutandi. Dopo 6 km di ascesa non sempre scorrevole si devia sulla destra in corrispondenza di una struttura ricettiva che val bene una sosta rifocillante. Il nastro di asfalto si fà da qui in avanti più stretto e tortuoso passando a fianco di enormi cataste di legno di fresco taglio e che impermea le narici di resina. Al km 9 si raggiunge Castel Valdajer, un antico podere nobiliare riconvertito in albergo. Le sue origini non sono del tutto chiare, ma pare che a volerlo sia stato un colonello austriaco nel XVII secolo (come dimostra l'incisione sull'arco in pietra all'ingresso).






Il catramoso manto nero lascia il posto al fondo naturale della lunga mulattiera la via sulla quale si giungerà alla conquista della vetta al prezzo di 8 km di arcigna scalata. La vegetazione arborea lascia progressivamente il posto ad un tappeto di piccoli arbusti di color smeraldo che persisterà fino a quando toccheremo il tetto dei 2.000 mt. del Monte Paularo.



Al km. 15, nel bel mezzo di un' improvvisa bufera, appare il Lago Dimon: uno specchio d'acqua dalla forma affusolata; è un'eredità della Grande Glaciazione e non sembra intenzionato a scomparire malgrado tutte le avversità del mondo d'alta quota (1850 mt slm).
Dopo aver cinto il lago, la vetta è ormai questione di metri e già si intravede la croce di legno che ne indica la sommità. Serve però un ultimo colpo di reni per arrivare dove vogliamo arrive: alle trincee. Sono i resti di un avamposto italiano della Grande Guerra con funzioni di controllo in una zona teoricamente strategica seppur mai attraversata dagli eventi bellici.




Trincee


La lunga e favolosa discesa


Con un po' di fatica si scende dalla cima che si rivela nel complesso ostica alle due ruote. Si continua in falsopiano con leggera salita per quasi un km in cui si rimane sopraffatti dalle meravigliose torrette e guglie delle Alpi Carniche. Al km 20 la discesa inizia a fare sul serio e siamo costretti ad abbandonare le velleità di ammirazione paesaggistica per concentrarci appieno sul controllo del mezzo. I tratti tecnici non mancano e spesso la combinazione di pendenza, velocità, terreno stretto e sdrucciolevole mettono a dura prova la nostra reattività. 






300x250 

Al km 23 si ritorna in prossimità del Castello, utile per rimpinguare le borracce. Ora la discesa continua su un sentiero che si addentra in pieno bosco. Avevamo tarato gli occhi sui larghi spazi prativi, ed ora dobbiamo concentrarci tra spigolose traiettorie delimitate dai tronchi di grossi larici. Il fondo è un tappeto di aghi di pino su cui anche le gomme più mordaci faticano a fare presa. Inoltre la fitta ombra trattiene l'umidità ed in certe zone si forma un infido e persistente strato di fango. Ma nel complesso la discesa si rivela molto varia e stimolante dal punto di vista tecnico. Gli ultimi passaggi avvengono tra insidiosi canaloni dove si deve azzardare tra solchi e strettoie.






Al km 25 si esce dal grembo del bosco sbucando in aperta campagna tra ottusi stradoni per trattori che preannuciano la fine del giro. Per concludere solennemente l'arrivo in paese si imbocca la scalinata che scivola fino in centro.


      



   





Nessun commento:

Posta un commento