lunedì 20 marzo 2017

Finale Ligure, la Mecca dell' Off Road

Sono sempre più numerose le capitali dell' enduro in Italia, eppure luoghi come Finale Ligure conservano un fascino che rimane unico e consolidato. Sarà l'aria di mare che rende le discese ancora più inebrianti, o il fascino di sentieri percorsi dai migliori biker del mondo, sarà l'ambientazione in cui alla vivace macchia mediterranea si uniscono elementi non trascurabili di storia: fatto sta che Finale Ligure ammalia come nessuna altra terra e per gli adepti dell' Enduro costituisce una vera e propria Mecca.

Foto: Gualiero Peirotti

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L'itinerario qui proposto si svolge sui tracciati più avvincenti del comprensorio: sia per i punti di interesse che per la godibilità dei tracciati.





Partenza e snodo dei tre anelli di cui si compone la traccia è Feglino a circa 6 km dal centro di Finale, vicinissimo al casello AA. Dal piccolo centro del paese ci si lancia verso una prodigiosa scalata lungo nastro d'asfalto della Strada Provinciale Calice Ligure-Colle Melogno. Dopo circa 11km si abbandona la provinciale e si prosegue ancora in salita sulla destra (loc. Poggio di Mottè), dove svetta un gruppo di pale eoliche. Le pendenze si fanno molto pronunciate in alcuni punti e non concedono riposo fin quando non si arriva ai cancelli arrugginiti della ex Base Nato (foto).  





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La ex Base Nato costituisce un vero e proprio relitto della guerra fredda. Costruita nell' immediato dopoguerra, ospitava un battaglione statunitense che operava nell'ambito di un piano strategico per il controllo dello spazio aereo. Negli anni si sono accumulate molte leggende sugli impieghi di questa stazione: tra i più anziani c'è chi assicura di avere visto testate missilistiche, altri parlano di interi camion spariti letteralmente nel nulla. Il velo di mistero è stato in parte squarciato in anni recenti quando per caso una coppia di escursionisti ha scoperto un accesso sotterraneo che sprofondava per centinaia e centinaia di metri nel ventre della montagna, dando così una seppur vaga conferma dello svolgimento di attività mai dichiarate. Oggi l'area è un regno dei graffitari oltre che un punto di sosta per i bikers che si vestono per la discesa. 


La salita non è ancora terminata, ma si tratta di pochi residui sprazzi; poco manca all'incipit della prima discesa: la Cravarezza.
E' un percorso dalle grandi curve veloci, stile bike park, con numerose paraboliche e traiettorie larghe. In un attimo si arriva all'altra discesa: l'ingegnere. Il nome è rivelatorio: passaggi molto più tecnici, che richiedono anche un buon senso dell' equilibrio e del bilanciamento ed una serie di ripidi ad inghiottitoio fanno riesplodere l'adrenalina... e per completare tutta questa discesa ne servirà tanta.








Si ritorna a Feglino per una meritata ricreazione, si risale un tratto della provinciale fino alla Chiesa di San Rocco (la secondo dopo quella dalla bianca facciata). Pochi metri di salita su sterrata e poi ci si lancia nella prima delle due discese infuocate che partono da qui: Neanderthal e Legnaia.
La prima è decisamente fisica e richiede una dose extra di temerarietà: passaggi calibrati tra strette fessure di roccia alternati a vertiginosi saliscendi con spigolose curve a gomito. Spettacolare il passaggio tra le due rocce incastonate che sarebbero opera riconducibile ai tempi degli uomini primitivi.









La preistoria è l'altro grande tema di interesse che si incontra in questa terra che risulta abitata dai tempi dall'uomo di Neanderthal. Si stima che la natura carsica del terreno abbia creato le condizioni per i primi insediamenti avvenuti 350.000 anni fa. I rinvenimenti sono oggi conservati in un museo archeologico.  




Si conclude con la "legnaia": discesa breve ma decisamente concitata. Il fondo è decisamente scorbutico ma le traiettorie secche e qualche piccolo salto danno un forte accento enduristico a questo pezzo che conclude la nostra serie. 


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