Monte Prado (RE): la vetta più alta della Toscana
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Partire da un piccolo paese dell'appennino reggiano e ritrovarsi sulla cima più alta della Toscana, potrà sembrare strano ma il monte Prado, con i suoi duemila e rotti metri, è un incastro di terra e roccia tra due regioni.
Il paesino emiliano si chiama Civago ed è alloggiato a ridosso della grande catena montuosa a cui fa capo il Monte Cusna: il gigante reggiano già protagonista di svariati nostri itinerari.
Partendo dal cimitero si sale su asfalto per una manciata di km in direzione Case Cattalini dove inizia una suggestiva forestale immersa nelle profondità del bosco: è il percorso "anello del Cusna", una specie di grande raccordo che collega tutti i sentieri di questa montagna. L'ascesa è lunga e lenta, la monotonia della foresta è spezzata da cascate e ruscelli. I panorami si aprono dopo circa 10 km, quando le alte quote diradano la vegetazione.
Consigliata la deviazione al Rifugio Battisti per una ricreazione, per poi proseguire verso la tappa del Lago Bargetana: uno piccola perla d'acqua incastonata sotto il crinale che andremo a scalare con bici a spinta (20 min.) e portage(altri 20min.). Entriamo nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-emiliano con il pedale destro in Toscana e quello sinistro in Emilia: il confine regionale corrisponde al sentiero.
La conquista di Monte Prado, contrassegnata da una pietra miliare, è il punto più elevato del giro, ma non per questo le fatiche sono finite. Il segmento del crinale (il ben noto CAI 00 ) è un continuo altalenare fatto di rilanci da affrontare anche a piedi. A tratti divertente, a tratti lungo ed esasperante lo scenario cambia completamente forma quando poco sotto quota 1.800 si entra in un fitto bosco di faggi. Passiamo così a percorrere il CAI 603 conosciuto anche come Lupo Bianco. Dal punto di vista tecnico (S2+) non presenterebbe particolari difficoltà, tuttavia la costante presenza di umidità che rende viscose le rocce, unito a qualche passaggio esposto e la tendenza a prendere velocità ne fanno un sentiero da non prendere sottogamba.
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