L'Alpe di Monghidoro è prima di tutto un'amena località appenninica incastonata tra Toscana ed Emilia sulla strada che in tempi andati era il principale crocevia di scambio tra la Pianura Padana ed il centro Italia. Rientra nel quadro della Linea Gotica come fulcro difensivo tedesco, rimasto sul terreno fino all'ottobre del '44 quando è caduto sotto i colpi di un imponente attacco americano. Oggi ha assunto una decisa vocazione escursionistica dove la MTB ha un ruolo da protagonista anche grazie all'inclusione nel comprensorio Bologna Montana Bike Area (BOMBA): una sinergia tra enti pubblici e volontari per far esprimere al meglio le potenzialità delle ruote grasse.


Partenza dall'ampio parcheggio di Piamaggio; si iniza a salire volteggiando in senso orario lambendo il confine toscano. Dall'asfalto che costeggia gli ultimi nuclei abitati si passa ad un fondo sterrato abbastanza agevole. Dopo 3 km si entra nell'area del parco avventura Triton e subito appaiono le mura della storica Osteria Fantorno: prezioso punto logistico per i viandanti di tutte le epoche compresa la nostra. Il cartello indicante DH (pista rossa) appare poco dopo sulla destra ma lo ingnoriamo per imboccarlo con qualche metro di altezza in più: al parcheggio girare sulla destra (km 5,6), l'ingresso non è segnato ma le tracce delle ruote artigliate sono inequivocabili. L'ambientazione che scopriremo qui è la stessa che farà da sfondo a tutto il trittico: un fitto bosco di conifere sistemato dopo una violenta tempesta che ha fatto selezione tra i tronchi più instabili.
Discesa breve, ottimo come antipasto ma nulla di più: godibile la prima parte con un ripido da paura su radici ed un bel passaggio in canalone poi a scorrimento nel bosco senza più nulla di particolare.
Riprendiamo a salire dal km 9. Stavolta proseguiamo poco oltre per deviare sulla destra in leggera discesa dove iniziano la "8" e la "Pozze" che eseguiamo in questo ordine.
La prima è un tripudio enduristico: alcuni vorticosi passaggi tra le rocce esaltano la guida ai massimi livelli. La discesa oltre ad essere intensa non è breve, ed alla fine tra fatica fisica e concentrazione si paga dazio. L'assegnazione di "doppia nera" ci sta tutta.
C'è però ancora da giocarsi gli assi sull'ultima discesa: la Pozze (pista nera) che scorre parallela a questa. Si presenta sin da subito molto più scorrevole anche se non sempre si può parlare di flow.
Favolosi alcuni passaggi in canaloni naturali con sponde e qualche salto sia artificiale che naturale per condire il tutto. Finale sulla Bronson (rossa): il fondo non è tempestoso ed impostato sul gravity come nella precedente ma alcuni passaggi in contropendenza ne fanno una discesa che come finale non stona.
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