martedì 3 ottobre 2017

Ultimo assalto al Cimone in MTB

Una uscita in MTB può diventare, in particolari occasioni, qualcosa di più di un itinerario. E' arrivato da poco l'autunno, e vuoi per la neve che prima o poi arriverà, vuoi per l'accorciarsi delle giornate o per l'arrivo di temperature proibitive, la vetta del Monte Cimone (2.165, la vetta più alta dell'Appennino Centro Settentrionale) non sarà più raggiungibile fino al ritorno della stagione temperata.


Mirtillaie dalla tipica colorazione rosso autunnale
                  


Cimone sullo sfondo

                                 

https://drive.google.com/open?id=0B1_pCwlvAS6NXzlmTldmUjFib3c


Questo è anche il periodo in cui l'alta montagna appenninica si riveste con i più lussureggianti manti: il giallo ambrato dei prati, il rosso cremisi dei mirtilli in foliage, il bianco luminoso dei fiori di cardo.  
Immagini e forme che hanno preso a turbinare nei miei pensieri fino a diventare impulso ad affrontare l'alta vetta come in una impresa solitaria d'altri tempi.
Volevo che fosse un giro appenninico completo, pertanto ho stabilito Fanano come base di partenza, in modo da terminare il giro su alcuni precisi single track.
La scelta tattica del percorso si è rivelata più critica nella parte alta: seguendo alcune tracce avrei potuto scendere quasi subito dalla cima, infilandomi nel famoso trail del Berceto. Tuttavia ho voluto percorrere il crinale, pur conscio della maggior asprezza cui andavo incontro. 
Non ho voluto guardare nè i km nè il dislivello: volevo farlo a qualunque prezzo.
Partenza da Fanano in una mattina relativamente calda. Mi dirigo verso Canevare attraversando le ultime case del capoluogo. Devio su una stradina laterale che conduce verso l'agriturismo Palazza: c'è una presenza che mi aspetta, è l'acero secolare con i suoi rami sempre più caduchi ed avvizziti ma tutto sommato i suoi secoli li porta ancora bene.


Acero secolare



Sullo sfondo sua maestà (il Cimone) appare nitido e raggiante, almeno per ora. Raggiungo Pian del Falco senza forzare il passo, pur nella consapevolezza che sui pedali dovrò arrancare ancora parecchio. Continuo ad inerpicarmi verso Passo del Lupo ed il Lago della Ninfa. Noto un improvviso calo termico nonostante la quota relativamente bassa tra i 1.300 e i 1.400. Mentre attraverso le strade oscurate dalle chiome degli altifusti non mi accorgo che in realtà il sole è stato oscurato dall' irruzione di un folto addensamento di nubi. C'è di peggio: si sono proprio attestate intorno alla chioma del Cimone, formando un cappello caliginoso sulla sua protuberanza piramidale. 


Lago della Ninfa


Supero le olivastre acque del Lago della Ninfa e mi dirigo verso la strada militare che serpeggia lungo il fianco della montagna. Dopo aver sfilato un paio di tornanti arrivo alla fontana Bedini. Potrei scender da qui lungo un bellissimo sentiero, ma oggi è una giornata differente e anelo decisamente verso la cima.
Ben presto mi trovo a guardare dall' alto le ultime chiome dei larici, e di fianco a me si apre a distesa un prato color paglierino, puntellato dai bianci colori del cardo in fiore. Anche le rocce assumono una morfologia più grottesca, danno l'impressione di detriti, massi erratici che spuntano qua e là come rovine di un'epoca remota.






La salita è faticosa ma graduale, per fortuna le strade militari per disposizione non superano mai la pendenza del 12% e le loro linee allungate sono un sollievo per le gambe che accusano la prima stanchezza. Vedo le antenne dei ripetitori, e i capolinea delle cabinovie: fossi qui per la prima volta penserei che ormai il più è alle spalle. So benissimo che non è così, anzi a ben guardare la vetta del Cimone è ancora lì massiccia ed imponente a dispetto di tutti gli sforzi fatti dagli umani per raggiungerlo con mezzi motorizzati.
Arrivo davanti alla facciata di un edificio militare: è l'ingresso dell'ascenso che scorre nel ventre della montagna e porta il personale fino in cima. Per i non addetti la strada è quella comune a capre e pastori.



                                      

Decido di fare il sentiero più breve e con una spallata di 30 min. scarsi sono praticamente in cima con la stazione meteo pochi passi sopra di me. Fa freddo ed è nuvoloso ma molto meno peggio di quanto mi aspettassi. Vedo quasi per intero due regioni: la Toscana  con lo sguardo a mezzogiorno e l'Emilia sul versante opposto.
Saggiamente, ma a malincuore, decido di intraprendere subito la discesa: non posso permettermi lunghi tempi di meditazione.


Cardi in fiore


La stazione meteo dell' Aeronautica Militare


La discesa è onirica: si snoda sinuosamente lungo il crinale con passaggi tecnico panoramici che tolgono il fiato.
Finalmente anche le mirtillaie iniziano ad apparire in modo profuso con vere e proprie distese a perdita d'occhio: la vivacità dei colori è resa ancora più intensa dal modo irregolare con cui i raggi solari vengono filtrati dalle nubi. 
Anche il crinale stesso è una esplosione di tonalità: dal grigio chiaro di alcune pietre ad un nero decisamente insolito per queste conformazioni.








Dopo un primo tratto di discesa velocissimo, l'avanzata viene bruscamente frenata da un tratto in salita prima, e da diversi passaggi rocciosi dopo. Procedo per un paio di km ad una lentezza esasperante e con faticosi tratti ancora in portage fino a quando non arrivo alla discesa. Non è però un bello scendere quello che mi attende: sassi enormi intasano questo single track che devo percorrere per metà a piedi.
Proprio all'acme delle imprecazioni arrivo ad una cunetta dietro la quale inizia un tratto boscoso che si rivela splendido. Con una discesa filante arrivo ai Taburri per raggiungere il CAI 429 che si rivela essere un favoloso single trail su lastre di pietra. In breve raggiungo Fellicarolo ma da qui, se non voglio rientrare a Fanano su asfalto (ed è ovvio che non voglio!), devo dare un ultimo faticoso strappo in salita per arrivare a Canevare e scendere dal trail "merdoso" (un nome una garanzia). Con le forze in esaurimento  farei fatica a sopportare altro portage, ma così è.




La vista del campanile di Canevare mi rigenera quanto basta per ritrovare la concentrazione necessaria per sfrecciare su questo tanto ambito ultimo trail.

IT - 300x450

In breve arrivo a Fanano e mi volto verso il Cimone guardandolo ora con occhi diversi.

                                     







  

    










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