Mte Pietralata (Gola del Furlo) e Paganuccio: Week end all mountain nelle Marche
Due itinerari All Mountain nel cuore delle Marche, a separarli (o unirli) è uno squarcio nella roccia provocato dalla millenaria azione erosiva delle acque del Candigliano, un affluente del Metauro: la Gola del Furlo, uno dei monumenti naturali di maggior richiamo in questa regione.
Questa straordinaria formazione geologica racchiude anche tanta storia in quanto fondamentale via di comunicazione tra la pianura e la città eterna. Pioniere in tal senso fu il Console Flaminio nel 220 a.C., tant'è che ancora oggi la strada porta il suo nome. Per molti secoli è stata la prima ed unica arteria in grado di collegare Roma con l'area padana. Un fatto questo che ci riporta ai giorni nostri con Mussolini ospite fisso in questi luoghi nell' andare da Predappio alla capitale al punto che tra il "Duce" ed il territorio si instaura un certo rapporto: lui si prodiga nel dare migliorie come la linea telefonica, e la popolazione lo ringrazia scolpendo il crinale del Monte Pietralata ad immagine e somiglianza del suo volto. Malgrado il "prodotto artistico-propagandistico" sia stato volutamente deturpato nel dopo guerra i lineamenti scolpiti nella roccia sono ancora distinguibili.
Oggi la gola è una strada affollata di turisti, che possono ammirare le poderosi pareti rocciose e lo spettacolo di una diga costruita nel 1922 ed ancora oggi funzionante. Nella locanda dove alloggiava Mussolini è ancora oggi conservata intatta la stanza nella quale faceva colazione.
Ma ora in sella e vediamo come affrontare questi due itinerari che partono entrambi dal Parco Pubblico la Golena a Furlo.
Iniziamo dal più breve, ovvero Monte Paganuccio.
Dopo aver superato il Candigliano si percorrono 3 km di asfalto della SP 111 per poi deviare sulla forestale che sale sinuosa verso la vetta del Monte Paganuccio che sfiora i mille di quota. Scenari dominati da una natura mantenuta primordiale grazie alla protezione dell'ente parco. I cavalli scorazzano in libertà nelle ampie praterie adibite a fienagione e convivono con l'ambientazione boschiva altrettanto tutelata ed abitata da creature più selvagge. La prima e più breve discesa arriva dopo 13 km di ascesa in gran parte molto pedalabile tranne negli ultimi 200m di D+ molto duri e su fondo di ghiaia smossa. Dalla vetta si scende verso Ca' i Fabbri sul 451: difficoltà S2 su flow veloce ma tendenzialmente scivoloso.
Di nuovo sui pedali per riguadagnare 100 m di dislivello in vista della lunga discesa finale che in inizia sulla radura delle Pianacce. L'inizio è un S2 intervallato da qualche passaggio su roccia, ma rimane veloce e molto rettilineo fino a La Pradella dove si incrocia la forestale fatta in salita. L'attesa per i discesisti è finita: finalmente a domare la bici su tratti tecnici trialistici (S3+) in mezzo a rocce fisse e mobili e avventurosi passaggi in stretti toboga. Finale con guado nel torrente e rapido ritorno sulla strada asfaltata.
Passiamo al secondo itinerario che si sviluppa sulla sponda opposta. Protagonista è il Monte Pietralata ed i suoi scenari da far west.
Partenza dallo stesso punto, salita che parte immediatamente a ridosso delle locande. Inizio su asfalto poi sterrato dalle pendenze molto gradevoli a completare in 7km la prima delle due ascese. Un tratto di ricongiungimento in leggera discesa conduce al Monte Bregno dove inizia la discesa vera e propria. Le possibili combinazioni di discesa sono numerose e variabili anche in base alla manutenzione o alle condizioni del fondo: quella proposta nella traccia permette di apprezzare la bellezza selvaggia del luogo e nel contempo divertirsi nella guida.
Terminati i trail si torna sull'asfalto per arrivare in località Fermignano, da qui una risalita a tratti dura su sterrato per ritornare sul crinale e scendere sul versante che spiove diretto sulla gola.
Inizio sul trail Deltaplano senza particolari difficoltà se non quella di gestire la velocità su tratti smossi, la perla arriva più avanti con lo "Shortino" un trail davvero inebriante.
Ultime battute girando a sinistra sul 440 e scendere a valle. Assolutamente sconsigliato scendere dallo sentiero a zig zag del 440a situato poco più avanti: esposto e stretto... insomma non ciclabile.
Finale tutto per gli occhi: il turchese delle acque, grotte e pareti ciclopiche, i giochi dell'acqua sulla diga e le gallerie da attraversare.
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