martedì 21 maggio 2019

La guida in MTB sul bagnato

Non può piovere sempre ma non può neanche essere sempre asciutto. L'esperienza di una guida sul bagnato, per quanto rara si presenti, non può trovarci impreparati.




La prima reazione è quella psicologica: la paura si impadronisce del nostro sistema nervoso, ci irrigidisce, induce a ritirarci troppo sulla difensiva con il solo risultato di perdere il controllo.




Partiamo concentrandoci sulla posizione base, il che significa non arretrare troppo e mantenere un ben saldo baricentro.
Sappiamo che il nostro equilibrio sarà molto più instabile a causa del minor grip indotto dalla viscosità. Questo si traduce in uno stile di guida completamente diverso rispetto all'asciutto: cercheremo linee più larghe ed arrotondate allargando il baricentro, anticipando il più possibile l'entrata in traiettoria e cercando di appoggiare il più possibile sul battistrada del copertone. 



La conoscenza del terreno gioca un ruolo importante. Parliamo della composizione delle rocce e del fango. Le pietre ruvide e porose permettono una buona aderenza, mentre quelle lisce sono come il ghiaccio. Il fango pastoso trasforma le ruote artigliate in slick, viceversa ci sono fanghi sabbiosi che proprio non si attaccano alla gomma.



L'utilizzo del freno è un altro aspetto fondamentale: per mantenere la bici in equilibrio su quella che sembra una pista di pattinaggio è fondamentale saper controllare le oscillazioni dosando il freno posteriore e guidando "di petto" la ruota anteriore.
Un accorgimento più intuitivo è quello di ridurre la pressione di gomme e sospensioni: non di troppo però, un 5-10% rispetto agli standard tradizionali. Per le sospensioni anche un rebound più lento può aiutare a rendere più controllabile la bici nei tratti scassati.





Infine le gomme. Esistono gomme da fango: sono molto performanti per i loro tasselli alti e distanziati che penetrano anche nei terreni più molli. Ma attenzione perchè questo vantaggio è limitato al solo terreno fangoso e senza rocce.
Un' ultima raccomandazione. Se possibile non percorriamo i sentieri quando sappiamo che sono zeppi d'acqua: eviteremo così di rovinare i percorsi. 



  




domenica 19 maggio 2019

Punta Ala (GR) a tutto enduro su Soccer Line e Cinghiale

Cinghiale e Soccer Line ovvero due delle più strepitose discese enduro del comprensorio maremmano. Ma ci sarà anche un pizzico di All Mountain in questo itinerario MTB abbastanza inedito per concezione ma che siamo sicuri vi sorprenderà... anche per merito di una perla lungo il percorso.





La zona è quella più interna rispetto alla prima fascia collinare nota per i trail che sfociano su Cala Violina. Si parte dal parcheggio situato lungo l'incrocio stradale all'altezza di una trattoria ed un campo volo. 
Una lingua d'asfalto solca i rigogliosi campi maremmani per poi inerpicarsi sui primi dossi dove abbonda una primordiale macchia mediterranea. E' la strada che condurrebbe a Tirli, ma noi deviamo qualche metro prima dell'ingresso in paese, all'altezza del campo da calcio (km 7)... o da soccer.  
L'ingresso è un po' celato dagli steli d'erba piuttosto invadenti nelle stagioni piovose, ma facendo attenzione prima della curva lo si intuisce. 
Sin dai primi tratti si capisce di che pasta è fatto questo sentiero, ovvero di roccia. E' un vortice di tornanti e rock garden che esalta la guida ed il controllo fino all'ultimo passaggio che porta sulle sponde del torrente Alma (Km 9,4).





Attraversato il corso d'acqua ci si inerpica sul costone del gruppo collinare opposto su una mulattiera uggiosa che serpeggia intorno alla cima del Monte Stella. 
Avevamo accennato ad una perla...la incontriamo al termine di questi 3 km di salita: è il Monastero cinquecentesco di Monte Muro, o meglio quel che ne resta dopo secoli di un abbandono che non ha scuse.







Abbandoniamo le amenità conventicole per scorrere dritti verso la Cinghiale Line: difficile trovare un aggettivo per definirla perchè questo trail esalta la sensibilità pura, l'istinto della guida, l'esaltazione delle traiettorie più ardite sulla roccia viva. C'è anche un tratto nuovo, escogitato per la recente gara: un toboga con sponde e appoggi da brivido... insomma WOW!


Non è finita, ora per tornare al punto di partenza vi aspetta un bel tratto All Mountain a bassa quota immerso in un sorprendentemente profondo bosco. Il livello tecnico è più basso ma non è nemmeno da sottovalutare.

    


lunedì 13 maggio 2019

Sospensioni: tu che ne SAG ?

Quante volte prima di partire abbiamo visto qualcuno prodigarsi nella ricerca del SAG (dall'ingl. to sag affondare, incurvarsi) giusto? Ma in cosa consiste di preciso questa ricerca? E' un dato oggettivo o dobbiamo lasciare alla nostra soggettiva percezione qualche spazio di manovra? 




Innanzitutto cosa indica questo valore? Esprime il livello di affondamento in condizioni statiche, ovvero di quanto affondano gli steli con il solo peso del corpo in equilibrio statico sui pedali. 
Basta poco per farlo: un amico che vi tiene stretta la bici o un muro a cui appoggiarsi.
Esistono dei parametri indicati dalla casa madre e che sono in genere riportati direttamente sugli steli:

XC-marathon: 15-20%
all mountain-enduro: 20-30%
Downhill e freeride: 25-35%



Per fare un esempio: se avete una forcella da 150mm e la utilizzate per enduro dovrebbe scorrere di 3 - 4,5 cm semplicemente appoggiando il peso del corpo sul manubrio (senza pompare ovviamente).

Il SAG è un buon parametro ma non un dogma. A relativizzare il tutto sono in primis le condizioni in cui viene provato: può incidere per esempio l’avere qualche kg in più nello zaino, la quota altimetrica a cui lo proviamo (in pianura a 0 mt la forcella reagisce diversamente che a 2.500 mt d’altittudine); anche il caldo ed il freddo incidono sul modo di lavorare degli steli. A questo si aggiunge il fatto che nella realtà le sospensioni lavoreranno sempre con la bici in movimento e su pendenze. 

Quindi tutte quelle manovre per cercare il Sag giusto sono inutili? 
Assolutamente no! Innanzitutto ci permettono di vedere se la forcella è troppo morbida o troppo rigida, se si è sgonfiata o se per colpa dello sporco non scorre bene. Altro aspetto importante: provare il SAG significa anche lubrificare le sospensioni prima che inizino a lavorare.
Ogni volta che le sospensioni affrontano trail impegnativi l'assetto protrebbe cambiare, ed è importante effettuare verifiche periodiche e continuative.  



mercoledì 8 maggio 2019

Finale L. - Freeride vista mare: Dh Donne e San Michele

Torniamo ancora una volta nell'imponente comprensorio MTB di Finale Ligure, questa volta la nostra esplorazione si svolge in prossimità della zona costiera attraversando l'importante centro storico di Noli.

Il Toboga



Abbiamo percorso due favolosi trail ad anello molto diversi fra loro ed entrambi di notevole caratura tecnica. 
Si parte da Final Pia salendo in direzione Nord Est percorrendo i primi 4km sulla tortuosa SP 45. 



Panoramica sul Golfo Ligure


Continuando lungo la linea del crinale, ma stavolta su sterrato, si arriva ad un punto panoramico. Dopo una serie di saliscendi inizia la discesa vera e propria: tratti veloci si alternano a passaggi di maggior studio. L'acme tecnico si raggiunge dopo aver superato le suggestive mura medioevali della Chiesa di San Michele (km 11,5): edificio diroccato ma che conserva un certo fascino.





Nel tratto finale oltre al brivido discesistico si può ammirare la città di Noli in tuo il suo splendore di antica Repubblica Marinara. Pochi sanno infatti che, pur essendo legata alle sorti della Repubblica di Genova, godeva di una certa autonomia come testimonia l'imponente apparato difensivo murario ben visibile ancora oggi.


Vista su Noli

Concattedrale di San Pietro originaria del XIII sec rimaneggiata nel XVII 




Dopo una sosta sul lungomare ed una visita al centro si riparte salendo in senso antiorario per incrociare nuovamente il punto panoramico da cui partiva la discesa precedente. 
Al km 16 ci si stacca dall'asfalto per percorrere la salita più arcigna del giro. Le fatiche saranno ripagate con il divertimento sfrenato delle sponde del Toboga.






Si torna rapidamente sul crinale per seguire stavolta le frecce della DH Donne con l'orizzonte verso il mare.
Il fondo sassoso dallo scarso grip, passaggi su roccia per veri esperti e pendenze di tutto riguardo rendono questo trail consigliabile ai biker provetti. 




Il track termina a Varigotti dopo che ci siamo lasciati alle spalle 20km, e con 5 km di strada litoranea davanti per completare il giro.




Itinerari Liguria







lunedì 29 aprile 2019

Monte Novegno (VI): dalle trincee alla dh Cerbaro

A volte le tracce MTB sono come una linea che unisce la curiosità per la storia con il sano divertimento di andare in bici, e il Monte Novegno è in questo senso uno dei migliori esempi.





Si parte da Schio, ultimo lembo di quella pianura che nel 1916 gli austriaci pensavano di aver ormai già conquistato. Il Novegno è divenuto teatro di scontri nel secondo anno della Grande Guerra. Il 1915 fu contrassegnato dagli arrembanti assalti italiani sui confini tra Veneto e Trentino, ma dopo averli solidamente respinti gli asburgici decisero di rompere l'assedio con una offensiva in grande stile che, come noto, prese il nome di Spedizione Punitiva. Nel giugno '16 la loro ondata travolgerà gran parte del confine a sud di Trento ma verranno fermati in extremis su alcuni capisaldi montuosi divenuti simbolo della resistenza italiana: uno di questi è appunto il Novegno.  
Quella che fu un'infuocata arena si è oggi trasformata in Ecomuseo ed è meta di passeggiate a piedi ed in mtb. Lo stato di conservazione dei resti è a dir poco sbalorditivo e non mancherà di suggestionarvi.





Partenza da località Calesiggi dove sfocia una vallata a Ovest di Schio. La salita si compie in gran parte su una asfaltata molto tortuosa; è chiaramente un'opera viaria ereditata dalla Grande Guerra come suggerisce quel suo salire costante e ritmato scandito da tornanti fatti al compasso. I primi 10km non sono particolarmente entusiasmanti: fino a Contrada Rossi il panorama è celato da una fitta vegetazione e tutt' intorno è un brulicare di verdi campi coltivati a foraggio.
Intorno a quota 1.100 la svolta: l'orizzonte si spalanca dominando a sud la distesa pianeggiante e a Nord le brulle e rocciose creste delle Prealpi Vicentine.




Anche il fondo non è più quello di prima: la spanna di ghiaia che sostituisce il bitume è un dazio di fatica in più da pagare.

Al 14km il Monte Novegno appare sul nostro fianco e con l'occhio puntato in avanti intravediamo la cuspide squadrata del Monte Rione, vero epicentro dello scontro avvenuto nel giugno di oltre un secolo fa e dove è collocato l'omonimo Forte.   






Al km 16 inizia l'anello storico: un perimetro costellato di postazioni, gallerie, edifici e trincee. Sembrerebbe di attraversare la scenografia di un film se non fossimo consapevoli di quanto riportato nei libri di storia.






Forte Riote costruito sfruttando la morfologia del terreno  


E' tempo di pensare alla discesa. Dai resti del Forte Riote si inizia a perdere dislivello: in modo molto blando nella zona dell'anello poi in modo più deciso scendendo da una cresta rocciosa a tratti molto ostica. Evitiamo di continuare tutto sulla linea di cresta (Km.20) perchè il secondo tratto non è percorribile. Abbiate pazienza perchè dalla mulattiera poco più avanti inizia un tratto pirotecnico con passaggi su roccia alternati a momenti di flow.


Si sbuca nuovamente a Contrà de Rossi per imboccare la DH Cerbaro. L'ingresso non è proprio intuitivo: occorre attraversare un prato ed orientarsi verso una piccola vallata sulla destra che si attraverserà seguendo questo magnifico trail. 




Concedete una raccomandazione: la strada attraversa un'area privata pertanto è doveroso comportarsi come quando si è a casa degli altri per evitare spiacevoli dissapori.
Indubbiamente un single trail molto tecnico ma alla portata di qualsiasi biker esperto e versatile. 








  

lunedì 22 aprile 2019

Scopriamo i cuscinetti: cosa sono e come mantenerli

Se la ruota è la più grande invenzione dell' uomo, il cuscinetto a sfera è senza dubbio la sua più importante forma di miglioramento.
Le moderne prestazioni di macchinari e veicoli non sarebbero nemmeno immaginabili in assenza di questo fondamentale meccanismo. 
I cuscinetti sono alla base di tutta l'industria meccanica moderna. Durante la seconda guerra mondiale i britannici misero in ginocchio l'industria bellica tedesca proprio bombardando le fabbriche di cuscinetti.  


Le origini

Come nasce l'idea dei cuscinetti a sfera? Come per molte invenzioni moderne ancora una volta il precursore è Leonardo da Vinci. L'inventore toscano poco poteva fare con materiali che non andavano oltre al semplice legno, ma lo spunto tornò utile al sorgere dell'era industriale. 



Il problema è sempre stato quello dell'attrito tra asse e ruota: fu in parte risolto con applicazione di grasso ed un po' di primordiale ingegneria ma la comparsa dei primi cuscinetti aprì una nuova strada. La sfera apporta un duplice vantaggio: trasforma l'attrito in rotazione e poggia su unico punto; in altre parole si ottiene il minimo attrito possibile.
Da bikers ci teniamo a dire che il primo brevetto moderno viene dal mondo delle due ruote, ovvero da un meccanico di biciclette parigino Jules Suriray che nel 1869 vinse un'edizione della Parigi Rouen grazie a questa innovazione.  

La struttura

La struttura è alquanto semplice ma varia a seconda delle tipologie e sulla bici ve ne sono fondamentalmente due: cuscinetti a sfera che troviamo nell ruota, movimento centrale e serie sterzo, e bronzine che si trovano sull' ammortizzatore posteriore. La loro funzione è fondamentalmente la stessa: supportare l'asse rotante e ridurre l'attrito.
Sulle bronzine non c'è molto da dire se non tenerle pulite e costantemente ingrassate: si tratta in fondo di due parti metalliche in scorrimento nulla più.


I cuscinetti a sfera meritano invece qualche approfondimento in più.

Manutenzione ordinaria del cuscinetto a sfere




La costante manutenzione è la regola d'oro per allungarne la vita. Quello che serve è un barattolo grasso al litio per cuscinetti. Con un piccolo cacciavite a lama si rimuove delicatamente il sigillo, si ingrassano le sfere e si richiude il tutto. L'importante è fare tutto in modo delicato senza compromettere la struttura protettiva.

Perchè il grasso ? La funzione del grasso è quella di isolare le sfere dalle infiltrazioni di acqua e sporco e al tempo stesso di aumentare la scorrevolezza. Ovviamente queste funzionalità del grasso decadono con il tempo, ma sono soprattutto le condizioni ambientali ad incidere sulla funzionalità. E' pertanto consigliabile effettuare questa manutenzione alla fine delle stagioni piovose.


E l'olio ? L'olio non può sostituire il grasso, tuttavia trascurando a lungo la manutenzione la ruggine è inevitabile. Oppure se abbiamo girato in condizioni particolarmente fangose, può capitare di trovare il cuscinetto bloccato dallo sporco. In tal caso si può tranquillamente ricorrere a del normale olio o allo spray sbloccante. Il tutto naturalmente deve essere rimosso con un panno una volta sbloccato; dopodichè si passa ad ingrassare.

Indicatori di usura 



I sintomi di invecchiamento sono abbastanza identificabili: in primis vi è la formazione del gioco. Spesso non è nemmeno necessario smontare i cuscinetti per verificare questa condizione perchè il gioco si trasmette alle unità periferiche connesse: pedivella, sterzo, mozzo ruota etc. Prima avviene la sostituzione e meglio è.
Anche la cromatura delle sfere è un buon termometro di usura: quando sono nuove sono lisce come palle da biliardo, con l'usura diventano ruvide e segnate. 


Come ritrovare i pezzi di ricambio ?  
Le misure del cuscinetto a sfere sono 3: 
diametro interno
diametro esterno
spessore

Per ricavare questi dati la cosa migliore è leggere la scritta riportata sui cuscinetti stessi. 



Capita però che il tempo cancelli l'inchiostro ed a questo punto dovrete affidarvi ad un buon calibro. 
Facile a questo punto trovare i pezzi sostitutivi in rete: basta digitare le misure su un qualsiasi portale di vendita ed ordinare.


martedì 16 aprile 2019

Lo Zugna tra trincee, dinosauri e scenari infernali

Un itinerario ricco di suggestioni che abbiamo voluto trasformare in un raduno mtb per far scoprire questo meraviglioso territorio agli appassionati enduro.
Un ingeneroso cielo plumbeo ha preselezionato i biker più agguerriti che sono stati ripagati del loro ardimento da discese strepitose e salite ammalianti. Ma a galvanizzare ancor di più il gruppo è stata la scoperta un territorio prorompente di interessi naturali e storici.




A chi si è fatto scoraggiare da quel millimetro di pioggia vogliamo comunque dare la possibilità di percorrere questi sentieri con la traccia gps che potete scaricare dal link.






Un INFERNO secondo Dante, un Paradiso secondo i biker.
A dispetto del dislivello e della lunghezza apparentemente contenuto (24km X 1.300mt) il giro non è da sottovalutare sul piano delle salite che si svolgono anche su fondo naturale, e ancor meno per quanto riguarda le alquanto gagliarde discese.


Partenza da Castel Dante (Ossario) 
Strada degli Artiglieri 
Dinosauri

Le atmosfere storiche che rimandano alla Grande Guerra avvolgono questo itinerario sin dalla partenza collocata all'ombra dell' Ossario Monumentale di Rovereto dove sono inumate 20.000 salme di soldati che hanno trovato la morte nei vicini campi di battaglia. L'edificio sorge sui resti ancora visibili all'esterno delle mura del castello medioevale dove leggenda vuole abbia soggiornato Dante Alighieri (da qui il toponimo Castel Dante).


Ossario di Rovereto loc Lizzana - Castel Dante

Il primo tratto di ascesa scorre sull'asfalto della Strada degli Artiglieri, il cui tratto distintivo sono le targhe commemorative poste sulla parete rocciosa.



Dopo poco più di 3km si devia a Dx seguendo la mulattiera che fende la Ruina Dantesca e la zona archeologica dei dinosauri. 
Intorno al km 5, superata una serie di arcigni tornanti, si devia su un sentiero laterale che volge sulla sinistra. Superato un tratto in saliscendi si passa ad una breve ma intensissima discesa che porta sul lato opposto della valle, sulla mulattiera che conduce al crinale della Vallarsa.


Una curiosa formazione di placca naturale

Fungo di Albaredo 
Malga Tof

Lungo la mulattiera si riprende a salire incontrando una sorgente naturale di acqua, ed è l'unico punto di rifornimento disponibile sul percorso. 
La scrosciante acqua della Sorgente Pra'

Il protagonista di questo tratto è il Fungo di Albaredo, una curiosa formazione geologica creata dall'erosione.






Al km 9,5 si passa su asfalto risalendo la strada del crinale da cui si domina alternativamente la Vallarsa e la Val d'Adige. 
A Malga Tof (non gestita) ci si può rilassare e rifocillare con un pic nic prima di cimentarsi sulla infuocatissima discesa che riporta a sulla Strada degli Artiglieri.
Si può dividere in tre tranche: la prima (ricordatevi di tenere il sentiero a Sx in prossimità di alcuni alberi caduti che sembrano sbarrare l'accesso) molto tortuosa e con passaggi stretti su roccia, la seconda molto impegnativa dove occorre molto fisicità. 
La terza è all'insegna del flow; è intervallata dal passaggio intorno alla Grotta Damiano Chiesa dove è conservato un pezzo di artiglieria pesante. 



Interno della Grotta D. Chiesa (ph Roberto Bobo Candelieri)






Risalita all'antenna e discesa finale 

Ripercorriamo la stessa salita fino all' imbocco della strada asfaltata a cui stavolta diamo le spalle per seguire l'ultima scintillante discesa. L'elemento naturalistico è quello che più distingue questo bel sentiero dove però non mancano passaggi tecnici da manuale su rock garden. 
Si scorre in falsopiano affiancando una vistosa parete rocciosa color crema, si sale su un ultimo tratto a spirale da fare a spinta (o pedalata con l'ebike) e poi liberi di scorrere su un favoloso trail in mezzo a megaliti e grotte naturali. Ricongiungimento finale breve e veloce su sterrato e asfalto.