lunedì 26 settembre 2016

Nel regno della Regina delle Dolomiti: Valle San Nicolò, itinerari MTB tra natura e storia

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TRA LE PAGINE DI STORIA


E' difficile trovare un paesaggio più incantevole di quello che si può incontrare attraversando i verdi campi della Valle San Nicolò, costellati di fienili in legno e case rurali con il sottofondo di una rigogliosa cascata che rumoreggia per la valle. E’ lo stesso immutato scenario di 100 anni fa: quando però in questo bucolico angolo di trentino sventolava la bandiera dell’ Impero Austroungarico e le case dei contadini vennero adibite ad alloggi per truppe ed ufficiali. 


La militarizzazione della valle iniziò nel 1914 come riportano alcuni pannelli lungo il percorso con le foto di una esercitazione di Kaiserjaeger.

Interessanti pannelli didattici


L’ entrata in guerra dell’ Italia l’ anno successivo coinvolse solo marginalmente questa zona, ma dalla primavera del ’16 gli austriaci si resero conto dell’ importanza strategica della Marmolada in previsione della grande offensiva (la cosiddetta “Spedizione Punitiva”) che si concretizzerà nel maggio ’16. 
La fase più acuta dei combattimenti si ebbe tra l’ aprile ed il maggio dello stesso anno, con modalità tipiche della guerra di alta montagna: qualcosa di paragonabile ad un duello tra gruppi di alpinisti.
Tra le cose più sorprendenti di questa battaglia ai limiti della sopportazione umana vi è la “città del ghiaccio”: un complesso fortificato costruito dagli ingegneri austriaci che sfrutta i ripari naturali dei crepacci e scavando gallerie nel ghiaccio vivo fino a creare una vera e propria struttura di ghiaccio.
Negli anni successivi, fino alla fine del conflitto, sulla Marmolada si verificò una inossidabile situazione di stallo (con tentativi, da parte italiana, di sbloccarla attraverso una guerra di mine in galleria) che non produsse né vincitori né vinti.
Lungo il sentiero sono visibili ad occhio nudo sui fianchi delle pendici dolomitiche feritoie e cunicoli utilizzati come appostamenti ed osservatori.

Nella zona fu deportato un gruppo di prigionieri russi che venne impiegato nella costruzione di opere viarie: l’attuale “sentiero dei Rusci” (parallelo al ns percorso) è una di queste.
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Cascate di Jonta


L'ITINERARIO
Un giro molto impegnativo dove bisogna mettere in conto una buona mezz'ora di portage. Ogni goccia di sudore verrà però abbondantemente ricompensata da uno scenario indescrivibilmente bello e da una discesa decisamente divertente. Il livello tecnico non è particolarmente elevato nella prima discesa (Val Contrini), mentre l’ ultimo tratto darà filo da torcere anche ai più esperti. Finale rilassante su ciclabile da Canazei a Pozza di Fassa.

Affollamento al Rif. San Nicolò

Pozza di Fassa - Rifugio San Nicolò (2.350mt)
I primi 9 km sono quasi una passeggiata e terminano all’ altezza delle belle cascate del Jonta. Da qui inizia un tratto cicloalpinistico dove bisognerà armarsi di pazienza per superare un tratto con bici in spalla abbastanza lungo e faticoso: sforzo che verrà abbondantemente ripagato da uno spettacolo mozzafiato. Dopo una sosta rifocillante al rifugio ed una  panoramica sui principali massicci dolomitici, tra cui ovviamente la Marmolada ed il Gran Vernel, ci si può preparare alla discesa.




Val de Contrin – Alba – Canazei (ciclabile)
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La discesa fino al rifugio Contrin è molto divertente, mai eccessivamente tecnica ma con brevi tratti che richedono destrezza. Arrivati ad un ponte in legno si passa su una larga strada bianca che prosegue per una manciata di km fino alla funivia dove si innesta uno stretto ed ostico single track con tratti ripidi e frequenti cambi di traiettoria.
Si arriva direttamente tra le prime mura della località turistica Alba, dalla quale si raggiunge Canazei su strada normale per poi imboccare da qui la comoda ciclabile fino a Pozza di Fassa. 


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